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Si chiude un'era. Vediamo in che modo

La vendetta dei Sith è un film sbagliato in partenza. Non ha una fine, i momenti conclusivi sono comunque catastrofici, riallacciandosi a un non-inizio di trent’anni prima. L’ultimo di casa Guerre Stellari si tiene in piedi solo perché figlio di quella storica monumentale e immaginifica vicenda che prende il nome di Star Wars. Onore delle armi a Lucas e al suo cinema, che avevano avuto il coraggio di lanciare un film presentandolo da subito (con tanto di testo scritto nei famigerati titoli iniziali che contraddistinguono tutta la saga) come un “episodioIV”. E mantiene lo stesso coraggio con la chiusura del cerchio, esattamente ventotto anni dopo, con quest’episodio III che mostra tutte le fascinazioni di questo pezzo di storia del cinema ma allo stesso tempo tutte le pecche di questa seconda trilogia, assommate alle difficoltà cui già accennavamo.
Il contenitore rimane lo stesso, i contenuti anche. Interessante però notare come ci sia una
certa evoluzione del contenuto veicolato dall’immagine anche nel contesto politically correct del mondo di Lucas. La vendetta dei Sith si adegua ai tempi. Si pensi soprattutto alle immagini dei bambini uccisi, piuttosto che all’ultimo devastante duello tra Anakin ed Obi Wan. Tanto che l’ultra-bigotta America ha reso il film inaccessibile per i minori di 14 se non accompagnati. Ci sono sprazzi di una tendenza a seguire la linea evolutiva del cinema, dalla metà dei ’70 ad oggi. Ma sono solo inserti in un tutto piuttosto tradizionale. Lo schema classico della saga, che vede confrontarsi (meglio se a due a due) i protagonisti, alternando con scene di battaglia complessive, viene rispettato in pieno. Si perde la spensieratezza che aveva contraddistinto La minaccia fantasma, per dar vita ad un film incentrato per di più sulla politica, sull’intreccio che segue quasi le orme di una fantascienza asimoviana.
Tendenza
comunque smentita dagli effetti speciali straordinari, fondamentali a rendere credibile tutta l’impalcatura. Effetti speciali subito messi duramente alla prova (e valorizzati) da un inizio in medias res che ha il merito di rendere l’inizio del film esaltante, ma il demerito di saturare sin da subito l’attenzione dello spettatore, che nel resto del film non troverà nulla di più né nulla di meno. Questo continuo tendere la corda della tensione non aiuta di certo a mantenere viva l’attenzione, tanto più se si considera che i pochi momenti morti del film annoiano in modo terribile. Anche l’evoluzione dei personaggi sembra un po’ improvvisata. La senatrice Padme Amidala (Natalie Portman), che avevamo conosciuto nei primi due episodi come una donna forte, risoluta e politicamente determinatissima, si trasforma improvvisamente in fragile (e lamentosa) donna da focolare, costantemente in preda a lucciconi ed attacchi d’ansia per il suo amato. Anche il passaggio di Skywalker al lato oscuro non sembra circostanziato né pienamente giustificato.
Su tutto prova a mettere una pecca (e in parte ci riesce) la cornice, ormai entrata nell’immaginario collettivo, di Star Wars, fatta delle musiche di John Williams, di wookie, del maestro Yoda, del casco di Darth Fenere, di pistole, di jedi, ma soprattutto di spade laser.
(Fatevi) forza, e una scappata al cinema fatevela lo stesso.

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