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Qualche
riflessione sulla possibilità di approcciarsi con il mondo della pellicola
Se guardiamo bene, la proposta d'approfondimento cinematografico è piuttosto ampia.
Anche per un totale profano, oggi l'edicola è diventato un paradossale/interessante punto d'aggregazione di conoscenza innanzitutto cinematografica.
L'offerta che questa fittissima rete capillare offre è tutto sommato tale da poter dare la possibilità a chiunque di farsi un minimo d'idea su cos'è il cinema, su come si guarda un film senza semplicemente vederlo.
Tutto questo per fenomeni, che inizialmente erano anch'essi di massa, e che ora non lo son più, non succede di certo.
Pensiamo ai grandi della musica boema. Il successo dei vari Smetana, Brahams, ma anche degli stessi consanguinei Strauss, veniva, oltre che dalle orecchie raffinate, ovviamente, dal loggione, che puntualmente si riempiva, pronto a fischiare o acclamare.
Se vogliamo azzardare, un pò la differenza odierna tra critica e pubblico.
Allo stesso modo il teatro (menziono di sfuggita Goldoni, o le opere teatrali di Mozart) subì questa doppia influenza.
Il limite strutturale del teatro, e per certi versi il carattere fondante, dell'opera e non, era la struttura stessa. L'esiguo spazio impiegabile, la non riproducibilità, o una riproducibilità comunque limitata.
Questa era, è stata, ed è la grande fortuna-miseria di un "cugino" del cinema come il teatro.
Il cinematografo ha esteso tentacolarmente le sue ali, diventando in brevissimo tempo insieme fenomeno di svago e di studio, di piacere e di lavoro. E l'approccio al cinema è destinato ad essere stravolto dalla sua riproducibilità al dettaglio.
Riproducibilità estrema e caratterizzazione come fenomeno di massa sono ancora oggi le due più grandi costanti del mondo della critica. Alle quali si accostano due variabili altrettanto importanti, che s'identificano nel valore "artistico" di un prodotto cinematografico, e il suo relativizzarlo ad una fruizione di massa. Variabili che, soprattutto ultimamente, non spesso coincidono, anzi.
Nasce da quest'incrocio di caratteristiche così peculiari dell'"arte cinematografica" l'esigenza, da una parte della voglia del "loggione" di sapere di più sul suo ballerino preferito, o su quel signore che è caduto dalle quinte mentre l'attore cantava. Dall'altra quella di rispondere all'esigenza di conoscenza e possesso nei confronti del mezzo da parte di un pubblico più (usando un termine fondamentalmente scorretto) colto.
Oggigiorno, la critica così come poteva essere ancora intesa da Truffaut, ha lasciato il posto ad un significato del termine stesso più generalizzato e generalizzante, andando ad inglobare termini come gossip, cool, news, flash, che di "sguardo critico sul reale" hanno ben poco.
Esiste dunque un vasto mondo di produzioni di più vario genere che rispondono soprattutto alle leggi del mercato.
Così riviste sgargianti e golose come Ciack proliferano (pensiamo a Hotdog, per esempio, o a Best Movie), mentre sguardi più "elitari", se vogliamo, sul girato odierno annaspano in cerca di un pò d'ossigeno (Duellanti, Segnocinema, ecc.). 
Nel mezzo si cercano di collocare ibridi (La rivista del cinematografo) che, a trovare una miscela adatta, potrebbero alla lunga anche resistere.
Ma anche no.
A latere di questo comunque vasto mondo "edicolaio" da un lato troviamo il web, perdente in partenza perchè destinato esclusivamente alla morbosa curiosità su ciò che sarà, piuttosto che sul film che è uscito ieri, piuttosto che su gossip più o meno privato.
Ma proprio per questo, anche vincente, in quanto dinamico, attento, in linea coi tempi e al passo con le notizie, una sorta di calderone tritatutto (perchè tutto è destinato ad esaurirsi, estinguersi), ma che svolge un servizio e regge un sistema impagabile.
Dall'altra le pubblicazioni di piccoli libri documentatissimi, ricerche approfondite su autori e su grammatica cinematografica, ma che hanno la sventura di passare sotto silenzio perchè non tutti i loro autori sono autori di dizionari del cinema, e perchè ormai chi fruisce di cinema si accontenta generalmente di utilizzarlo come mero oggetto di svago.
Un mondo dunque che, più che non offrire più nulla, si è adattato ai tempi e alle circostanze, per rispondere sempre più ad un certo tipo di richiesta. Richiesta che d'altra parte si modella sempre più su un certo tipo di cinema.

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